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Isola Martana Luoghi
Circa 122.000 anni fa, in seguito ad eruzioni subacquee dal fondale del lago, sorgono le isole Bisentina e Martana ed altri piccoli conetti, oggi restanti sotto le acque.

In bella mostra vicino il paese di Marta, dalla quale dista circa 800-1000 m., ma non distante dalle spiagge del Comune di Montefiascone (1.500-2.000 m.), l’isola Martana impreziosisce le acque del grande lago creando, con la sua vicinanza alle rive, una più gradevole panoramicità.

Il punto più vicino in assoluto, lo troviamo al centro della lunga spiaggia che collega Marta a Montefiascone (1000 m circa).

In questo tratto, ora sommersa dall’acqua, esiste un’antica strada, che collegava l’isola alla costa, sicuramente quando il livello del lago era 7-8 m. più basso.

La Martana, come più brevemente la chiama la gente del posto, ha un aspetto meno rigoglioso della Bisentina, ma come gran parte delle isole, il solo fatto di essere lì affiorante dall’acqua, basterebbe con le sue rocce laviche e articolate, a renderla semplicemente bella e suggestiva

La parete a nord (rivolta verso Bolsena) è a forma semicircolare perché la roccia che completava il cono del cratere è crollata. Questa “caletta”, nei mesi estivi, è silenziosamente frequentata da quanti cercano un posto all’ombra con la propria imbarcazione.

Di aspetto aspro, roccioso, con pareti a picco sull’acqua, presenta una piccola pianura ricca di vegetazione sul lato rivolto a riva, dove trova sistemazione il porticciolo privato e una costruzione dell’ottocento, con stucchi e pilastri che gli conferiscono l’aspetto di un tempietto.

Più in alto, tutto è di più difficile accesso, e la conformazione naturale della roccia, ha fornito le mura e l’ingresso ad un antico borgo che poteva offrire insediamento a qualche centinaio di persone, mentre la gradinata scavata nella pietra, doveva essere la via principale.

Sulla sua sommità vediamo i resti della chiesetta di S.Stefano, con abside longobarda e vicino una torre quadrata proprio a picco sul lago.

E’ in questa torre che le leggende popolane, portano a supporre che sia strangolata la Regina Amalasunta, figlia di Teodorico, Re dei Goti (anno 535), certamente per mano di suo cugino e marito Teodato.

Dalla sommità, attraverso una fenditura nel fianco della collina, esiste un passaggio che diagonalmente, porta fino al livello del lago.

L’isola è di proprietà privata e può essere visitata soltanto con il permesso dei proprietari (per informazioni rivolgersi al Comune di Marta – tel. 0761.87.15.31). Diversamente si può rimanere altrettanto affascinati effettuando la circumnavigazione per mezzo delle imbarcazioni del servizio pubblico, disponibili nel Porto di Capodimonte e Bolsena.

Notizie storiche

Nell’anno 523. quando morì Teodorico, Re dei Goti, Amalasunta già vedova, dovette succedere al padre poiché il figlio era ancora in tenera età.

Donna di aspetto sereno ma determinata, di elevato livello culturale e conoscitrice della lingua gotica, greca e latina, cercò di dare un’adeguata preparazione culturale al figlio.

Questo non solo non gli fu permesso ma gli portarono via il figlio Atalarico per dargli un’impostazione marziale.

All’età di diciotto anni Atalarico non resse più e morì alcolizzato.

La Regina Amalasunta, durante la sua reggenza, ristabilì buoni rapporti con la vicina Bisenzio.

Si inimicò però i nobili Ostrogoti e fu costretta dalle circostanze, a condividere il regno con il cugino Teodato (suo futuro erede), divenuto il suo secondo marito, ansioso di governare in prima e unica persona.

L’asprezza degli interessi e la sete di potere, portarono Teodato ad uccidere (o far uccidere dai suoi sicari) Amalasunta, dopo appena un anno, qui su quest’isola.

Il luogo esatto e le circostanze non sono chiare. Si tramanda nelle tradizioni locali, che la Regina sia stata relegata nel castello medievale esistente nella parte alta dell’isola.

Altre ipotesi lasciano supporre che Amalasunta, fosse abituale recarsi a fare bagno nel lago in modo molto riservato, utilizzando un percorso segreto (scala o galleria) di cui si è persa traccia. Fu proprio in questa circostanza che i sicari del cugino/marito Teodato, la uccisero strangolandola.
L’anno successivo Teodato fu deposto dal consiglio dei Goti e subito ucciso dai sicari.

L’isola Martana, come la Bisentina, al tempo delle incursioni Saracene (VIII sec.) offriva una più sicura dimora a contadini e pastori che di giorno raggiungevano la riva in barca, per i lavori agricoli e pastorizi.

Nell’anno 1070, Gregorio VII e la Contessa Matilde, vi trovarono le ossa di Santa Cristina che i bolsenesi vi avevano trasferito e sepolto, nascoste nel Monastero di Santo Stefano, durante le invasioni barbariche, per il timore che il corpo della Santa fosse profanato, riportandolo con grande devozione a Bolsena, dove la tradizione vuole che siano stati loro stessi a far costruire nell’anno 1078, la parte centrale della basilica, per onorare il martirio e il corpo della Santa.

Nel XV sec. lisola Martana, come la Bisentina, seguì lo splendore dei possedimenti dei Farnese e la vita di relazione con alti prelati, artisti, letterati.

Le suore benedettine, nel 1450, la ribattezzarono “isola Maddalena” e nel 1462 vi si trasferirono gli “Eremiti” dei Frati Agostiniani.

Altre documentazioni riferiscono che dal 1546 al 1549 vi si trasferì il Priore generale dell’Ordine dei Camaldolesi.

Nessun fatto di rilievo ha coinvolto in questi ultimi 500 anni l’isola Martana, se non quello di passare dai possedimenti della Chiesa a quello dei privati.